Bontà natalizia

Stamattina, giorno di Natale, mi sono alzato dal letto con una paresi facciale da sorriso. Sono corso allo specchio per capire cosa mi era successo e ho visto il mio sguardo: era uno sguardo buono, perdutamente mite, occhi dolci di triglia lessa, a palline di Natale, sopracciglia a forma d’abete, concilianti, faccia d’angelo con beccuccio di colomba, le mani che naturalmente si giungevano come in preghiera e l’indice e il medio che si accoppiavano come se dovessero benedire urbi et orbi. Un santo. Ma quel che è curioso è la perfetta corrispondenza dell’aspetto esteriore con l’anima e la mente: pure i pensieri sono tutti amorevoli verso tutti. Mi sono alzato con la frase estrema di Pavese: a tutti perdono, a tutti chiedo perdono. E quando ho provato a rispondere al telefono mi sono accorto che non parlavo ma tubavo, come una colomba della pace. Pensavo ai peggiori e ai più cattivi, ma non riuscivo a pensar male, trovavo solo il loro lato buono; non riesco a odiare nessuno, nemmeno chi mi odia. Un presepe vivente. Mi avrà preso il clima natalizio, io che detesto Natale, le sue feste interminabili, e ho sempre sognato di farmi ibernare il 23 dicembre per farmi scongelare il 7 gennaio.

Perciò abbiate pazienza cari amici del blog, avvezzi anche da me alla polemica crudele, abbia pazienza il Feroce Lettore e il cruento mondo del web, notoriamente assetato di sangue se questo pezzo somiglia a una fetta di pandoro con molto zucchero velato, e ora anche svelato.

Amo tutti, dai grillini ai sinistresi, dai tecnici ai comunisti, dalla Troika alla Grossa Stampa, da Fico a Mattarella, da Papa Bergoglio a tutti coloro che ho incautamente e crudelmente definito tromboni. Amo Macron, Soros, Moscovici e tutti coloro che non ho amato durante tutto l’anno. Amore batte Odio sei a zero, ai baci di rigore. La guerra è finita, scambiamoci le magliette. Anzi scambiamoci oggi il segno della pace perché “diman tristezza e boia recheran l’ore”.  Aguri, come diceva mia zia che non sopportava quella u superflua e un po’ lupesca. Aguri.

MV, 25 dicembre 2018

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  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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