Elogio di Mastella

Non avrei mai pensato di scrivere un giorno un elogio sperticato di Clemente Mastella e un accorato appello alla di Lui persona.

Quel giorno è arrivato, ora che si annuncia il suo ritorno politico nella quarta gamba del centro-destra, che forse meglio sarebbe definire quarta zampa, perché se la politica vive, si muove, e dunque non è un tavolo, non s’è mai visto umano a quattro gambe.

Preparatevi perciò a vedere come si può ridurre un uomo quando ha perso fiducia nell’avvenire, nel presente e nei presenti. In verità da anni quel pensiero osceno mi ronzava nella testa ma non avevo il coraggio di confessarlo, neanche a me stesso.

Scherzavo, giravo intorno, o al più ammettevo che al di là di tutto a me Mastella sta simpatico; ma una simpatia così a pelle, selvatica e irragionevole. Un simpatico gaglioffo, aggiungevo, per temperare la mia simpatia o per stemperarla in un giudizio controverso.

La buttavo sul fatto personale, sulla comune origine terronica e sulla passione condivisa per il sud e per le sudate del nostro caloroso Mezzogiorno, sui comuni amici e amiche che abbiamo frequentato, sulla corrente di immediata intesa che sorge nei rari casi in cui mi è capitato d’incontrarlo.

Una volta rischiai una sua querela; ma il mio era un pezzo di satira e siccome lui è un uomo di mondo, per giunta democristiano, e addirittura campano, ebbe la saggezza di lasciare le vie giudiziarie e passare alle pacche sulla spalle.

Così mi smontò e conquistò. Ma tenevo a dire che la simpatia verso Mastella era solo istintiva, etnica, biologica e ludica, ma non politica, tantomeno culturale.

Il primo turbamento però mi giunse quando appresi che Mastella era laureato in filosofia; pensai a una mascalzonata del gossip, a uno scherzo perfido, ma col tempo ci ho creduto veramente; ora considero Mastella un vero filosofo, che ha preso il mondo e la politica con vera filosofia; una filosofia che a me piace chiamare paraculismo, ma è una corrente di pensiero seria e tutt’altro che banale; è la versione secolarizzata e pragmatica del pensiero meridiano ed orientale che appartiene a noi del profondo sud da qualche millennio.

Una filosofia che lui ha adattato alla militanza democristiana ma che è precristiana, forse preumana.

Così col tempo la simpatia per lui è cresciuta e adesso è totale; mi piaceva persino la sigla cacofonica del suo partito, l’Udeur che pure sembrava una specie di grugnito di cinghiale sannita o una parola d’ordine ammiccante per alludere a misteriosi intrecci, una specie di password per entrare nel regno segreto di Clemente.

Una sigla che andava pronunciata con una mimica allusiva, facendo l’occhiolino e ruotando la mano mentre si compone sulle labbra la parola Udeur.

In caso di emergenza rompere il vetro; là nella teca, come il martello e la Madonna, c’è lui, il serafico San Clemente da Ceppaloni, già Salvatore dei governi in difficoltà, patrono delle cause più spinose, in grado di compensare l’asse nordista del centro-destra.

Mastella è una frontiera fatta persona, già punto di passaggio tra centro-destra e centro-sinistra, dogana del bipolarismo, vero simbolo del Terzismo nazionale.

È passato alla storia, anche se vi ostinate a condannarlo alla geografia, perché grazie a lui l’Italia ebbe per la prima volta nella storia un premier venuto dal comunismo, D’Alema; dove non riuscì Gorbaciov, il muro di Berlino, il compromesso storico, ed altri eventi epocali, vi riuscì Mastella. Così nacque il governo di Falce e Mastella.

L’offesero definendolo il Bossi del sud, ma lui usa metodi e linguaggi più felpati, ci si può accordare. Non sogna guerre di secessione ma solo piccole insorgenze finalizzate ad amorosi inciuci; non traffica in ampolle del fiume Calore, l’equivalente beneventano del Po, nella piccola Padania dei Sanniti di cui Mastella è l’Imam riconosciuto e venerato.

Mastella ha l’occhio inquietante di Al Sisi ma ha la voce sussurrante di Geggè e i confidenziali: è sannita, non sunnita; e l’Udeur, nonostante l’aspetto del suo leader e il suo stile sultanesco a Ceppaloni, non è uno stato arabo né petrolifero.

Rispetto a Salvini don Clemente può rivendicare un’origine nordica più certa e più guerriera; infatti la sua zona è più padana di quella del Matteo, perché fu dominata a lungo dai longobardi. Esistono tuttora non poche tracce, non solo onomastiche, di quell’oasi germanica in piena Magna Grecia.

Scherzi a parte, con Mastella è più affidabile per garantire la fragile alleanza. Avrà un costo, senza dubbio, ma ben speso. Costo politico, s’intende. Mastella è duttile, è malleabile, rende più ameni ed amichevoli i vertici del centro-destra e porta finalmente una voce meridionale nel consesso troppo nordista dei leader.

Bilancia i toni dei populisti di Salvini e i trucchi del Berlusca presentandosi più prudente e più genuino, fa capire che dopo Roma non c’è il Sahara ma il vivace Mezzogiorno, interpreta il meraviglioso mondo degli ex dc, è un politico di lungo corso che riporta in servizio le virtù della politica, insieme ai molti vizi.

Ma è soprattutto umano, molto umano. Mastellate il centro-destra se volete dargli un volto Clemente.

MV, Il Tempo 20 dicembre 2017

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    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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