Lo strano caso di Lady Giorgia

Dopo tre mesi di vuoto governativo, cominciano le allucinazioni. L’ultima, ma sarà presto superata da altre nuove, è che a molti era parso di sentire da Giorgia Meloni che Fratelli d’Italia entrerà nel Governo del Cambiamento coi grillini e i leghisti. O perlomeno nella maggioranza. Poi cambia ancora e l’ultima è che si asterrà.

Facile ricordare le dichiarazioni reciproche dei giorni scorsi, gli anatemi, mai con… Facile ricordare che esisteva fino a poche ore fa una cosa chiamata centro-destra. Ma la velocità con cui nascono e muoiono governi insetti, che durano dai 6 agli 8 minuti, con cui si incaricano e poi si congelano in frezeer premier e ministri, si maledicono e si benedicono alleanze, presidenti, idee e personaggi, ci sta facendo girare la testa. La realtà corre più veloce dell’immaginazione. E il pubblico si adegua, impreca e loda la stessa persona a distanza di poche ore, i beniamini di oggi saranno gli insopportabili di domani e forse viceversa.

Ma torniamo alla principessina della destra italiana dagli occhioni di fiaba. Che è successo, è un caso psichedelico, psichiatrico, è posseduta, dobbiamo chiamare l’esorcista? No, ragazzi, c’è un briciolo di lucidità in quell’apparente follia, c’è perfino un alibi di coerenza in quella capriola acrobatica con triplo salto mortale. Pensate a quel che stava succedendo: la Meloni perdeva il suo alleato principale, Salvini, con cui ha fatto gioco di sponda. E Salvini si portava con sé tutti i giochi con cui avevano fino a ieri passato le loro giornate: il sovranismo, l’Europa tiranna, i Mercati e i tedeschi che vogliono comandarci, la sicurezza, i clandestini, perfino il presidenzialismo. I consensi calavano e lei restava in compagnia del Faraone, Tutankhamon Berlusconi, un Berlusconi che fu padre e patrigno dei populisti ma ora è con gli europopolari, stravede per Renzi, per la Merkel, difende Mattarella e ha una sola priorità, le sue aziende. Se fosse rimasta fuori e contro da sola, sul versante destro, avrebbe potuto incassare il dissenso contro il governo gialloverde; ma c’è Berlusconi coi suoi potentissimi mezzi a monopolizzare l’opposizione di centrodestra. A lei restavano le briciole. A questo punto tanto vale tentare la strada opposta, tanto più che con Di Maio si sono scoperti compagni di impeachment, la marachella contro Mattarella e il suo divieto di nominare Savona invano. Perché non date allora una mezza manina al governo anti-establishment, un governo dei ragazzi, un governo pop contro le oligarchie?

A questa ragione Giorgia ne aggiunge un’altra, non trascurabile. A sinistra dicevano che stava nascendo il governo più a destra della repubblica italiana. E lei, proprio lei, doveva starne del tutto fuori? Qualcuno dirà che questo nascente, eventuale trio milanese-napoletano-romanesco è solo frutto della raccapricciante epoca dei mutanti, degli ogm, dei transgender e degli esperimenti in vitro. Ma se la vedete da un altro punto di vista, la scelta non è poi così mostruosa, da dottor Stranamore… Il nemico principale di questo governo è la Sinistra, anzi di più, è la Sinistra come guardia rossa dei Palazzi, dell’Establishment, degli Europotentati. Alla fine, nel nome della destra, dell’amor patrio, della sovranità nazionale, la Giorgia, pur rotolando come un melone, trova uno straccio di coerenza.

Ma come la prenderanno le mandrie grilline? Di Maio è rotondo e pronto a dire e smentire quel che dice, quasi seduta stante, vuol fare a tutti i costi il governo; è flessibile, accomodante, prima che grillino è napoletano, forse nasce missino, certo nasce in casa missina (come il suo amico antagonista Diba). Ma il resto, ma Fico, ma tutto quel popolo radical-pauperista, connesso e risentito, antitutto e dunque pure antifascista, come la prenderà? Non so, domani magari ci toccherà scrivere cose opposte perchè la realtà si capovolge e nuove allucinazioni ci prenderanno.

Intanto godiamoci il promo del film, ora in versione cartoon. Qui, Quo, Qua ovvero Giggino, Matteo e Giorgia, e sullo sfondo un infuriato zio Paperone, alias Berluscone. Poi vedremo se comincia davvero l’avventura, come, con chi, con quali ministri. Se sarà astensione, consenso, governo o nulla, era solo scherzi a parte. E vedremo che nuovo putiferio verrà scatenato. Quando la girandola si fermerà potremo esprimere un più compiuto giudizio. Ma ora abbiamo superato lo stupore, l’angoscia, il disgusto, la preoccupazione, ora viviamo l’avventura con una punta di insano divertimento.

Viviamo tempi così interessanti…

MV, Il Tempo 1 giugno 2018

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    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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