Non desiderate la festa d’altri

Non desiderate la festa d’altri

​Fa un po’ impressione che la prima festività nata dalla globalizzazione sia una caricatura pacchiana dei morti e dei fantasmi. Parlo di Halloween che ogni anno di più diventa un kolossal, con migliaia di feste pubbliche e private, un mercato pazzesco che gira intorno, notte bianca ovunque, fiumi di sponsor ed una mobilitazione di massa che non si vede neanche a Natale e Pasqua. Lasciate che io continui da don Chisciotte la mia battaglia in difesa delle nostre feste d’Ognissanti e dei morti contro questa festa chiassosa e posticcia, per tre umanissime ragioni. Innanzitutto è una festa finta, appiccicata, d’importazione, che mortifica – è il caso di dire – il rapporto intenso e autentico con i nostri defunti e con le tradizioni nostrane. Riduce un evento naturale e forse soprannaturale ad un teatrino artificioso. Poi, Halloween è una festa di cattivo gusto che fa della morte una caricatura, una pagliacciata, come se la vita fosse una farsa e l’uscita di scena un atto comico e gaudente. Ci ruba alla riflessione, di almeno un giorno all’anno dedicato al tema del morire che nessuna globalizzazione, nessun progresso e nessuna nuova tecnologia può cancellare.  Infine, si tratta di una festa razzista nel senso che a differenza di tutte le altre feste tradizionali che uniscono le famiglie e le persone, Halloween taglia in due l’umanità, perché la festeggiano solo gli under 40. Una specie di razzismo su base anagrafica. 

È proprio il caso di scimmiottare le tradizioni altrui, con festini tra l’imbecille e il vampiresco, ben sintetizzati dalle zucche vuote?
Discoteche travestite da cimiteri gaudenti e arredi ludici che sembrano una via di mezzo tra le imprese delle pompe funebri e il carnevale di Rio. Per carità, divertitevi, ragazzi; è anche umano voler esorcizzare la morte, con frizzi e lazzi, lo facevano ai tempi dei Carmina burana, in pieno medioevo. Ma questo è un modo per profanarla, banalizzarla, ridicolizzarla, renderla superficiale, come un genere di consumo. Una forma di stupidità in mondovisione non cessa di essere un’idiozia solo perché planetaria, al contrario si ingigantisce. Non desiderate la festa d’altri. Questa festa è il rovescio di Natale, chiamatela Mortale, se volete italianizzarla. Erano belle, tenere, persino vivaci, le nostre tradizioni intorno ai morti, un giusto equilibrio tra amore della vita e rispetto dei defunti, tra pratica comunitaria e interiorità. Servivano ad addomesticare la morte e ricordare gli assenti. Al centro non c’erano le streghe ma i nonni, che erano i veri medium tra i vivi e i morti. In quel tempo erano loro il ponte dei morti.

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  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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