Il re-troscena sabaudo
In un ozioso pomeriggio natalizio mi sono perso in un ricco carteggio funebre tra monarchia e repubblica che mi è stato graziosamente recapitato per capire la realtà e i retroscena del ritorno in Italia delle salme di Re Vittorio Emanuele III e sua moglie la Regina Elena.
Convengo che ci sono cose più urgenti e più divertenti da fare, soprattutto nei giorni di vacanze, piuttosto che questo tombola di famiglia reale.
Ma la storia intriga, soprattutto quando ricevi epistolari tra i Savoia e i ministri e presidenti italiani, lettere autografe del mancato re d’Italia Vittorio Emanuele IV e della sorella Maria Gabriella, artefice del rientro torinese delle salme reali, più svariati carteggi con agenzie funebri, autorità ecclesiastiche e istituti della Corona.
La diatriba che ha diviso i Savoia e i loro sudditi devoti ha riguardato il blitz che ha portato le salme reali al Santuario di Vicoforte in Piemonte invece che la sepoltura solenne al Pantheon.
I delusi dal rientro torinese in patria sostengono infatti che in questo modo si allontanano anzi si pregiudicano per sempre le possibilità di averli al Pantheon, accanto ai loro avi. Viceversa, c’è chi ritiene che il rientro del Re soldatino dovrebbe a questo punto facilitare quello di suo figlio Umberto II di Savoia, incolpevole Re di Maggio, sepolto ad Altacomba.
La stessa Gabriella affida nella missiva a suo fratello il compito di far rientrare in Italia le salme dei loro genitori, dopo averlo scavalcato come capo della Casa reale nel far rientrare le salme dei nonni.
Resta però un mistero il movente di questo blitz che ha diviso i Savoia; perché lo hanno fatto, e all’insaputa di molti Savoia, e perché proprio il controverso nonno e non direttamente loro padre? O viceversa perché il Quirinale ha concesso adesso il via libera, e perfino l’aereo di Stato?
Qui i monarchici in dissenso col blitz avanzano un’ipotesi suggestiva: che Maria Gabriella disponesse dei mitici faldoni sui presunti brogli elettorali del referendum del 2 giugno e che questi siano diventati merce di scambio col Quirinale per ottenere il rientro delle loro salme.
Noi rinunciamo a custodire quest’arma puntata contro la legittimazione della repubblica, ma in cambio ci date il via libera alle salme dei reali.
Ve la riferisco come mi è stata detta, non so se rientri nella fiction sui reali o nei retroscena effettivi della storia ai saldi di fine epoca.
Se davvero avesse disposto di quei faldoni, e perché proprio lei, e se quei documenti fossero veramente compromettenti, hanno ottenuto davvero poco dalla Repubblica in cambio. Una sepoltura che probabilmente avrebbero ottenuto anche in modo indolore come una traslazione da chiesa a chiesa. Così come è fantasiosa, fino a prova contraria, la diceria che ci sia stato un business intorno a quel rientro e qualcuno ci abbia guadagnato.
Colpisce poi leggere le lettere indirizzate da Vittorio Emanuele IV a Renzi, all’epoca premier, ad Alfano, al Santo Padre, a Monsigonr Parolin, per far rientrare le salme reali al Pantheon, nonché il mandato che il Principe affida alla Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon.
Appelli caduti nel vuoto, senza una risposta nemmeno negativa. O l’impegno sottoscritto dagli eredi Savoia, in tutto ventuno, di far rientrare i reali solo al Pantheon; poi scavalcati dall’azione di giorni fa. O la laconica risposta della segreteria generale della Presidenza della Repubblica all’istanza sabauda di rientro sostenendo che il Capo dello Stato non dispone di strumenti per intervenire su altri organi dello Stato per tale richiesta. Salvo poi l’aereo di Stato e il nulla osta per il loro rientro a Torino.
E ancora: la lettera citata di Gabriella, che si firma Ella, al fratello in merito alle polemiche sull’operazione Vicoforte.
Tutta questa mole documentaria, di cui riproduciamo un piccolo stralcio, dimostra quanta vivacità vi sia intorno alle questioni mortuarie in Italia. Come del resto dimostra la vicenda Predappio-Mussolini o Affile-Graziani.
Ma in un Paese che vive di passato e si raccoglie unito ed entusiasta intorno a Indietro Tutta! Di Arbore, il tema della salme, le divisioni funebri tra i superstiti monarchici, il tanfo di passato sepolto, il conflitto intrasabaudo tra neorealisti minimalisti e legittimisti massimalisti (cioè “Pantheon o morte”) sono uno spaccato curioso e verace di quel che resta del nostro Paese.
Un agitato cimitero.
MV, Il Tempo 27 dicembre 2017
Sotto, i documenti pubblicati sull’edizione odierna de Il Tempo
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