Ricomincio da Tria

Un, due, Tria. E sparisce il coniglio. Di Maio propone, Salvini dispone, Tria ripone. È diventata una gag di Stato che si ripete a ogni provvedimento annunciato. Il ministro dell’economia, voluto da Mattarella al posto di Savona, ha l’aria del ragionier Filini, di memoria fantozziana. Lenti spesse come le sue, che pure a lui scendono sul naso, sguardo spaesato, look impiegatizio.

Tria non si oppone mai apertamente ai provvedimenti del governo, al reddito di cittadinanza, alla flat tax, alle pensioni, alle manovre, agli usi annunciati della Cassa depositi e prestiti, ai condoni, al decreto Dignità e a tutte le prodi menate del governo; non critica mai i punti fermi del programma, si limita a renderli impraticabili, a posporli, a frenarli, ubriacarli per poi neutralizzarli. Rassicura tutti che ci saranno, li conferma senza indugi ma poi aggiunge sempre a mezza voce una frasetta, una postilla, che sembra buttata là e invece vanifica il tutto, come quelle clausole infami in corpo minimo in fondo ai contratti: lo faremo senz’altro, ma quando avremo i soldi, oppure quando avremo i conti a posto, oppure senza modificare il bilancio, o ancora, a costo zero, quando l’Europa sarà d’accordo o quando la Raggi pulirà Roma. Insomma mai.

Di Maio si arma di pazienza e ci riprova. Ricomincio da Tria. E lì si ferma.

La presenza di Tria al governo è ironica, il suo atteggiamento è sardonico, come il suo modo sornione di presentarsi in tv, sempre beffardo con un sorriso interiore che lievemente s’affaccia sul suo volto. Quando parla si capisce che sta raggirando qualcuno, e quel qualcuno sta al governo, sta nella massa degli elettori, sta nelle tifoserie gialle e verdi. Si capisce che non crede affatto alla bontà e alla realizzabilità del programma gialloverde e tantomeno all’affidabilità dei leader di governo, ma anziché prenderli di petto li prende per i fondelli.

Si capisce che risponde ad altri che non stanno a Palazzo Chigi e ad altre logiche estranee al grilloleghismo. Non escludo che spesso abbia ragione lui, il Ministro dell’Affossamento, con delega ai sabotaggi e alla castrazione chimica dei decreti. Lui rappresenta il terzo incomodo dell’alleanza di governo, come dice anche il suo cognome; è il mandatario dell’establishment, del Quirinale, dell’Europa o di chi volete voi. Che è poi il terzo partito invisibile al governo, con una presenza anche agli Esteri, più la straordinaria partecipazione-ombra del Colle.

Omnia tria sunt perfecta, dicevano i latini e un mio compagno di scuola traduceva con in ogni treno c’è un prefetto. Ma il tria in questione, ha poco della perfezione attribuita dai latini, piuttosto è addetto a mandare in vacca, o rimandare alle calende greche, ogni proposta, col proposito di vanificarla. È la controparte del governo in carica. A volte vedo la sua presenza benefica, se non salvifica, perché smorza i furori velleitari dei grillini e le loro rovinose riforme che sfascerebbero ancora di più lo scassato Paese e farebbero star male chi se la cava, non migliorando chi se la passa male. Ma il suo ruolo è quello.

A dirla tutta, Tria sembra un ministro ong, espressione di un’organizzazione non governativa. Un, due, Tria. Eccolo, il prestigiatore.

MV, Il Tempo 24 luglio 2018

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  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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