Salvini è figlio vostro

Suvvia, non scandalizzatevi per quel che ha detto Matteo Salvini sull’Islam e che ieri ha ripetuto nonostante l’allarme mediatico-politico per le sue affermazioni. Non gridate all’incostituzionalità e allo choc, come fanno oggi molti giornali e ieri molti politici.

La tesi di Salvini rispecchia in versione temperata quel che scriveva Oriana Fallaci, da molti di voi osannata. Sarà pure discutibile ma è, al contrario, coerente coi dettami la nostra Costituzione.

Basterebbe citare il tema della sottomissione delle donne per accorgersi che Salvini dice una cosa che voi ripetete ogni giorno, con la curiosa “distrazione” di attribuire il vizietto agli occidentali e non agli islamici, dove è prassi, fede e dottrina. E poi sui diritti dell’uomo…

A Umbertide, Salvini ha precisato: “La questione culturale di fondo è se l’Islam, l’applicazione letterale del dettato di Maometto, oggi è compatibile con i nostri valori, con la nostra libertà e con la nostra Costituzione? Ho fortissimi dubbi”.

Un’osservazione misurata e nel segno della libertà e della Costituzione. “Che l’Islam rappresenti un rischio è evidente – ha proseguito – se la dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo prevede che la giustizia islamica prevalga sulla giustizia nazionale per me è un problema. Non vorrei far la fine della Gran Bretagna, che ha i tribunali islamici al posto dei tribunali inglesi”. E a chi sostiene che tenere aperte le moschee consenta un maggior controllo sui fedeli, ha risposto: “Io dico che così si insediano meglio sul territorio”.

Se qualcosa si può contestare Salvini è semmai di essersi allineato al dettame costituzionale, alla dichiarazione dei diritti dell’uomo e al pregiudizio occidentale, illuminista e laico… Ma i problemi che pone, in chiave di dubbio e non con perentori assiomi, sono legittimi, ragionevoli e fondati; anzi riprendono una convinzione comune e presentano in forma moderata le tesi militaresche della Fallaci, la più potente “moscheicida” d’Italia.

Detto questo, lasciatemi dire che reputo sbagliato fare una crociata contro l’Islam per una serie di ragioni.

La prima è che si tratta di un mondo smisurato, di miliardi di persone, e dichiarare guerra a un mondo così vasto significa non solo perderla in partenza ma anche inimicarsi quella larga parte di islamici che non nutrono sentimenti di particolare ostilità verso di noi.

In secondo luogo credo che si debba distinguere tra il fanatismo islamico e la tradizione islamica; c’è un abisso tra un militante dell’Isis e un sufi…

In terzo luogo, se i libri sacri si prendono alla lettera e non vengono concepiti nel loro significato simbolico e metaforico, dovremmo stare attenti non solo al Corano ma anche al Vecchio Testamento e ai Testi della Tradizione ebraica. Ci sono pagine di una violenza inaudita che fanno impallidire i breviari recenti di fanatismo.

Bisogna in realtà sapere distinguere non solo quel che vale come monito, allusione e figurazione, ma anche ciò che appartiene ad altre epoche e ciò che attiene propriamente alla fede religiosa.

Poste queste premesse, sul piano pratico, bisogna in effetti evitare di seguire il modello britannico di giudicare gli islamici sulla base della loro tradizione, e dunque di fatto al di fuori del nostro ordinamento e dei nostri valori. Bisogna aggiungere che in Europa sono falliti o comunque hanno lasciato gravi problemi sia il modello dell’integrazione, di tipo francese, sia il modello multietnico di tipo inglese.

Bisogna in realtà filtrare con più rigore i flussi migratori, aiutare gli stati e le popolazioni africane e mediorientali che possono in cambio frenare gli imbarchi, negoziare con le potenze islamiche come l’Iran che non alimenta gli sbarchi e non aiuta i terroristi sunniti, ripristinare regole più severe sui clandestini ed espellere quanti in sono giunti in Italia e non hanno un lavoro.

Ma evitiamo per favore le guerre alla religione. E non dimentichiamo che l’altra metà dei nostri problemi con i migranti nasce in casa nostra: se noi non facciamo più figli, se noi ci vergogniamo della nostra civiltà e delle sue tradizioni, se noi ci siamo barricati nel nostro cinismo e nel nostro egoismo, non è colpa dell’Islam ma è un poderoso autogol che li spinge a coprire il nostro vuoto, demografico e spirituale.

MV, Il Tempo 11 febbraio 2018

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    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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