L’animatore del villaggio Italia
L’animatore del villaggio Italia (21/02/2015)
Domani compie un anno la Matteofania, ossia l’apparizione del Pupo nei cieli del governo. E noi ci chiediamo cosa è stato Renzi per gli italiani: più che un premier è stato un animatore. Formidabile.
Più che affrontare i problemi reali degli italiani ha rianimato il morale del pubblico, ha allestito lo spettacolo del governo per il Villaggio Italia e ha attirato su di sé l’attenzione generale mediante uno show in progress. Un mattatore. È qui il segreto del suo successo, la sua carta vincente. Non risolve i problemi, ha uno staff governativo modesto ma tira su il morale e fa simpatia. Il precursore, dicono, è stato Berlusconi, impresario d’intrattenimento e intrattenitore di successo egli stesso. Rudimentali precedenti a sinistra furono Veltroni a Roma – fiction, tv e notti bianche – e Vendola con la sua narrazione, che ha trasformato un ente locale in location, governando la Puglia con la film commission. Esempi paralleli sono Grillo, animatore di mestiere, e in parte Salvini, animatore onnipresente dell’infotainment televisivo.
Nel Palazzo, Renzi si muove con abile cinismo, ma rispetto al Paese annuncia, inscena, fa abortini di riforme e fa l’animatore. Lui sa che la politica decide poco sulla realtà; perciò al leader tocca animare un reality avvincente sulla falsariga della realtà, di cui simula la soluzione dei suoi nodi. Il decisionismo diventa un format e la classe dirigente un cast. Il guaio è che la vita vera non è una vacanza nel villaggio, da sabato a sabato, bevande escluse.
