Un Papa da schiaffi

Confesso di seguire divertito la svolta manesca di Papa Francesco. Prima il pugno a chi parla male della mamma o di Madre Chiesa, poi il calcio nel fondo schiena ai corrotti e il manganello contro i preti pedofili, ora la sculacciata ai figli e l’elogio del padre picchiatore. E per la curia pedate all’osso sacro e olio santo da trangugiare al posto dell’olio di ricino?

Papa Giovanni mandava ai bambini una carezza tramite i loro genitori, Papa Manesco invece manda ai pupi un fracco di bufitone (ceffone in spagnolo e nei dialetti del nostro sud); anche se poi, in un soprassalto di carità, suggerisce di non mollare la pizza in faccia ma sul culetto. Almeno in queste maniere spicce, Papa Francesco segue la linea di don Camillo ed entra nel mirino del telefono azzurro. Del resto, il Papa non considera i figli sempre una benedizione di Dio nel nome del cristiano crescete e moltiplicatevi, perché se superi la modica quantità, dopo il terzo figlio lui ti degrada al rango zoologico (in base alle parole del Papa io che sono un quarto figlio sarei un coniglio). Il messaggio di limitare le nascite è valido per il Terzo Mondo, non da noi dove c’è denatalità e i condom battono i conigli.

A parte i sussulti maneschi, da parroco all’antica o alla sudamericana, Papa Francesco celebra nel suo magistero le nozze tra Ovvietà e Progressismo un po’ furbetto. La prego, Santità, non faccia pure lei il democristiano di sinistra, anche se sono tornati di moda. Sennò pure noi rimpiangiamo Anagni, dove volavano gli schiaffi ai papi.

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