E ora vai col ricambio

Li aspettano al varco, coi fucili spianati. In Rai, nei Ministeri, nel settore pubblico, ovunque ci saranno nomine. E già cominciano a miscelare minacce e vittimismo. Riprendono, come accade almeno da 24 anni, dal primo breve governo Berlusconi, a parlare di liste di proscrizione, di teste tagliate, appena qualcuno si azzarda a parlare di cambiamento.

Prendete per esempio la Rai. Un tempo seguiva un criterio deprecabile chiamato lottizzazione, ovvero si spartivano gli incarichi tra i partiti. Poi arrivò Renzi e fece l’asso pigliatutto; e non ebbe come alibi, io però ci metto i migliori; no, mise scartine, servette, lecchini ad personam ai posti di comando. E adesso, appena qualcuno accenna dal governo alla necessità di cambiare, adottano un sistema sperimentato: alzano il tiro contro il governo, marcano di più tutto ciò che lo contrasta, perché così se li buttano fuori, diranno che è per la censurare la loro notoria indipendenza. E non perché sono inadeguati, perché il ricambio è previsto in democrazia, perché hanno fatto flop, e perché erano lì non per meriti e qualità ma solo perché erano al servizio della ditta. No, si protesteranno discriminati, vittime dei populisti, sovranisti, fascisti, razzisti, nazisti, dunque caduti per la libertà.

Leghisti e grillini, fregatevene. Il ricambio è necessario. Ora viene il difficile per il governo gialloverde. Sarà un’impresa titanica già solo avviare il sontuoso programma di governo. Figuriamoci le nomine. Ma lì casca l’asino. Nel senso che i populisti, quelli che credono alla democrazia diretta, alla sovranità della rete e del popolo, non potranno sorteggiare i cittadini da assegnare ai posti chiave. Né tantomeno potranno attingere tra i loro ranghi piuttosto modesti, soprattutto i 5stelle, non legati da alcuna idea, alcuna storia, alcuna cultura civile, prima che politica, alcun criterio di governo.

E allora se non sono fessi e non si fanno intortare dai soliti camaleonti che a ogni cambio di governo sono pronti a cambiar pelle e poi livrea, se non cedono al fascino dei transgenici del carrierismo, dei caporali di Totò che restano caporali a ogni cambio di regime, dovranno compiere un’operazione salutare per ogni paese, e per il nostro ancora più necessaria e benefica.

Scegliere i migliori, individuare e selezionare quelli che fino a ieri erano outsider perché estranei o invisi al potere renziano, sinistrese, conformista. Ossia dovranno dar luogo a quel benedetto fenomeno chiamato circolazione delle elites. Loro lo possono fare perché hanno una straordinaria situazione, che è la loro miseria e la loro ricchezza: non hanno colonnelli da sistemare, classi dirigenti in pectore. Possono così davvero puntare sul meglio che offre il Paese; il difficile sarà avere antenne sensibili, capacità di capire e distinguere il valore dalla fuffa, trovare gli uomini giusti ai posti giusti (quindi centrare un difficile bersaglio doppio), scommettere su giovani di valore o con veri curricula.

E se proprio vogliono garantirsi che non saranno traditi dai nuovi, potranno adottare il sistema Palazzo Chigi (dico il metodo, non il tipo): nominare i capaci e meritevoli, come prescrive la Costituzione, e affiancarli con “vice” di loro fiducia, che si preoccupino della mission politica e della coerenza con le linee del governo. Già questa sarebbe un’impresa straordinaria, senza precedenti nella nostra repubblica, parte prima e parte seconda.

Da un politico non ci aspettiamo che sia un esperto, un capace, un autorevole, e tantomeno da un populista, magari grillino; ma che almeno abbia la capacità di servirsi dei bravi (non come don Rodrigo); di capire chi sono, di puntare su di loro. Avranno il coraggio, l’intelligenza e l’attenzione per farlo? Lo sapremo presto.

MV, Il Tempo 19 giugno 2018

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