Allucinazione collettiva

Peppino è sotto choc. Era partito il 5 agosto per l’India per una vacanza ascetica, fuori del mondo, ed è tornato l’altro giorno in Italia. Ha acceso la tv e apriti cielo, ha visto il mondo capovolto; ha visto il presidente del consiglio in Parlamento, ma accanto a lui c’era altra gente inaspettata: uno a fianco era un parlamentare del Pd, il marito di Nunzia De Girolamo, sì, Boccia, Francesco Boccia. Sotto di lui c’era quel comunista dalla faccia triste, da amaro lucano; come si chiama, Speranza, Roberto Speranza. E c’era Dario Franceschini, come se non se ne fosse mai andato, c’erano alcune badanti, c’erano tante facce intruse, più qualche sopravvissuto grillino. C’era Di Maio ma aveva la faccia del panda e faceva gli occhi del prigioniero torturato.

Che succede, si è chiesto, un golpe, un ballo in maschera, una rapina con sequestro di persona? Poi ha sentito parlare Conte, lo ha sentito attaccare il suo vice, Salvini e beccarsi platealmente coi leghisti, come una comara di ballatoio; ha sentito un discorso surreale, tra accuse di tradimento, cori di venduto-venduto, e insulti vari. Poi ha visto che alla gente con le bandiere tricolori veniva impedito di manifestare davanti alla sede del popolo sovrano; ma non era un governo sovranista, si è detto, cosa sono queste repressioni eurocomuniste?

Ha cominciato a sudare freddo e a pensare che il mese indiano gli aveva confuso la testa, scombussolato la memoria. Ha sentito poi con raccapriccio gli esponenti del Pd congratularsi col premier per “il programma serio e solido” che ha espresso, dopo un anno e più di stallo e fallimento del governo precedente, presieduto dallo stesso premier… Come dire: il governo Conte era il male, per fortuna ora c’è il governo Conte che è il rimedio al male. Per liberarsi dal Di Maio antieuropeista ci hanno messo un Di Maio europeista al ministero degli esteri, sosia del precedente ma accucciato e addomesticato, che alza la zampina quando glielo dice il domatore. Ce lo chiede l’Europa…

Ma è un incubo, si è detto, ho le allucinazioni, sto impazzendo… Che mi succede, che mi hanno fatto bere, mangiare, fumare i guru e i santoni indiani? Preso dal panico ha cominciato a telefonare agli amici per capire cosa gli stava succedendo. Ha telefonato anche a me, e io ho cercato di rassicurarlo. Gli ho detto: caro Peppino, stai sereno, non sei diventato pazzo tu, è impazzito il regime, si sono incarogniti e invigliacchiti loro, quelli che stanno in tv, al potere, al palazzo. Così ho cercato di spiegare cosa è successo in questo mese e in questo paese, che per convenzione chiamiamo Italia.

Dunque, in principio fu il gran successo della Lega alle elezioni europee, primo partito, il doppio dei voti dei grillini, e molti più voti della sinistra. Ma in Parlamento europeo avviene una strana alchimia: viene eletto presidente un giornalista Rai, in quota Pd; ossia il partito che ha perso le elezioni viene premiato. E non solo: si forma una strana maggioranza antisovranista in Parlamento che include Pd, grillini, berluscones e robe varie, che vota alla guida della commissione europea il braccio destro della Merkel, la famosa Ursula-Orsola come traduce un suo predecessore, Romano Prodi.

Lì si è capito che la situazione stava prendendo un’altra piega; tu stesso, mi ha ricordato Peppino, avevi scritto di non sottovalutare quel che era successo all’europarlamento e la nuova maggioranza Ursula, poteva essere la prova generale di quel che sarebbe successo in Italia. Si, proprio i grillini, che erano i più radicali contro i poteri europei, si sono stesi a tappetino agli eurocrati e al pd, presi dal panico per il successo di Salvini, guidati dal mediatore saltimbanco, l’Azzeccagarbugli dauno.

È così che Salvini ha maturato in una calda giornata d’agosto l’insano proposito di staccare la spina al governo, forte della sua popolarità, di un probabile accordo con Zingaretti per andare al voto, e forse rassicurato che il presidente Mattarella non avrebbe mai varato un governo tecnico. Qui però si è innestata la mossa a sorpresa di Renzi, che era il più radicale nemico di un patto coi grillini e pur di sventare le urne, spiazzare il Pd e mettere fuori gioco Salvini, ha aperto clamorosamente ai 5 stelle. Ma evidentemente qualcosa era accaduto nel frattempo. E’ ragionevole pensare che il Contorsionista di Palazzo Chigi avesse ripreso, se mai ha interrotto, i rapporti col Pd fiorentino e non solo, oltre che farsi pilotare dalle cancellerie europee; è ragionevole pensare che Beppe Grillo fosse in preda al marasma per la vicenda brutta di suo figlio e volesse convertirsi ai nemici di ieri, per sentirsi più al sicuro; è ragionevole pensare che molti grillini volessero evitare la strage elettorale e la resa a Salvini e tenersi il posto fisso che mai avrebbero sognato d’avere in vita loro.

A sinistra, poi, in caso di emergenza tirare il fascio: per sventare il fascismo al potere tutto va bene, anche un governo coi disprezzati dilettanti populisti, i grillini. C’è una ragione superiore che ci costringe a prendere le poltrone contro i fascisti e presunti tali; e nel frattempo i mazzieri dei social, i censori delle idee, riducevano al silenzio le pagine della destra antagonista. Così quando Salvini ha annunciato di voler chiudere l’esperienza di governo, era già bell’e pronta la soluzione alternativa e in giornata era già in corso il Baratto, l’Inciucio, il Testacoda, la Nuova Spartizione. Sembrava tutto già previsto, preconfezionato.

E lì Salvini ha capito quel che stava succedendo e ha cercato di ingranare precipitosamente la retromarcia. Troppo tardi, e troppo grottesca, era quello che stavano aspettando in Europa, in Vaticano, nei Potentati mafiosi, nei Palazzi, nei giornaloni, in Rai. E subito sono scattati in piedi a una sola voce, per incitare al rovesciamento del governo e per irridere al suicidio di Salvini. Sono riapparse le vecchie cariatidi Prodi, D’Alema, Monti e altri parrucconi del passato, a caldeggiare la Restaurazione della Cupola al potere, previa narcotizzazione dei grillini, assorbiti nel Regime e rifocillati nei centri d’accoglienza della sinistra.

Quindi, caro Peppino, non è colpa dell’India se hai avuto queste apparenti allucinazioni, è colpa dell’Italia, anzi di quella squallida controfigura che è l’Italia dei pagliacci, che purtroppo coincide con la classe dominante. Anzi, se posso darti un consiglio: tornatene in India, se non hai stretta necessità di restare in questa valle di lacrime e censure, più contorno di pernacchie. Vattene perché non si può vivere sotto un regime metà mafioso e metà cialtrone. Peppino, non stai male tu, è l’Italia che sta male.

MV, La Verità 11 settembre 2019

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    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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