Clandestinità e rinascita (Il Tempo, 27 settembre 2015)

Clandestinità e rinascita (Il Tempo, 27 settembre 2015)

Ma la destra rinascerà o nella sua nuova vita dovrà reincarnarsi nella felpa padana di Salvini? Un’area d’opinione esiste ed è ampia anche se sotterranea, si vergogna quasi di uscire allo scoperto; ma sui grandi temi, sulla sovranità e la tradizione, l’identità nazionale e la tutela della famiglia, c’è tutto un mondo che non è politicamente rappresentato, non è visibile nei media e nella cultura, vive un’infame clandestinità. Giorgia Meloni fa bene la sua parte, almeno in video, ma il consenso che riscuote è personale, molto superiore al suo partito; sembra quasi un’opinionista, non l’espressione di un mondo e un movimento. Il suo partito non è visibile e a volte soffre una tendenza a chiudersi in una setta, in una «sezione». Dall’altra parte c’è chi vorrebbe ripartire dalla Fondazione An per rifare un partito. Il progetto in teoria è condivisibile e forse necessario, ma ci sono tre problemi.

Il primo è che non si può fondare un nuovo partito di destra col progetto di riunire tutte le destre in campo e ci sono già due cospicue realtà, Fratelli d’Italia da una parte e i profughi di An in Forza Italia, che sono contrari. Il rischio è che nasca un’altra scheggia, altre frattaglie concorrenti di Fratelli d’Italia. Il secondo problema è che se questo proposito dovesse imporsi di misura all’assemblea della fondazione del 3 ottobre, sono già annunciati ricorsi d’illegittimità e il risultato sarebbe quello di paralizzare il cospicuo patrimonio della fondazione, così disarmando ogni progetto. Il terzo problema è che manca un leader che possa unificare le destre, Alemanno non può certo farlo, e lui stesso ne è consapevole. Tantomeno Fini, dopo tutto quel che è successo. Insomma è difficile pensare che la Fondazione possa partorire un partito. A mio parere la strada per la Fondazione è un’altra: impegnarsi a far crescere l’area di opinione pubblica di destra, sensibile ai valori nazionali, sociali e tradizionali che costituiscono il patrimonio comune originario di tutte le destre.

La Fondazione dovrebbe farsi carico, col suo ingente patrimonio, di un progetto di propagazione delle idee e formazione di nuove leve e lancio di nuovi talenti politici. In veste di presidente del comitato scientifico ho proposto alla Fondazione e ai suoi iscritti di compiere un salto di qualità e tentare un percorso ardito.

Il primo atto necessario è ribattezzare la Fondazione liberandola dal suo legame con un partito che non c’è più; chiamatela semplicemente Fondazione Italia, un nome secco e un impegno chiaro e preciso per rifondare l’Italia. An è un partito morto, identificato con un leader non più proponibile e una parabola finita ingloriosamente. An può restare nella denominazione giuridica ma non ha più senso che sia il nome pubblico.

Di conseguenza converrebbe ribattezzare anche la testata online del Secolo d’Italia semplicemente come l’Italia; il secolo è passato, resta l’Italia. Sarebbe un modo per svecchiare, per aprirsi, per lanciare un messaggio di novità. Il rilancio del marchio Italia potrebbe associarsi anche alla nascita di un foglio cartaceo; un semplice, elegante, foglio settimanale che potrebbe diventare la voce di tutta l’area della destra e della Fondazione, e un punto di riferimento cartaceo per i giornali online, i blog, i social network dell’area, che in luglio si dettero appuntamento nella sede della Fondazione cercando di fare rete. Manca un riferimento simbolico presente sul territorio, un appuntamento settimanale con diffusione militante, che possa generare comunità. Di questa Italia settimanale la Fondazione potrebbe essere editore o coeditore. Magari collegandosi con giornali quotidiani in sintonia col progetto.

A questa filiera italiana la Fondazione ha già previsto di aggiungere iniziative come il Rapporto Italia che sarà una specie di autobiografia della nazione, un rapporto annuale che esce ogni 17 marzo, giornata dell’unità d’Italia, per fotografare lo stato dell’Italia. O come la scuola di formazione politica, allo scopo di formare giovani alla politica, all’amministrazione e alla cultura della destra. A questo si aggiungono le iniziative dedicate alla storia politica e alla memoria storica. Il compito della Fondazione è pre-politico: far crescere le idee della destra nazionale e sociale, propagarle e consegnarle nelle mani di giovani che abbiano la stessa passione ideale e civile. Suo compito è rimettere in moto la destra o quantomeno preparare il terreno su cui potrà fiorire. Ma ci vuole il coraggio di osare.

Marcello Veneziani

Pubblicato da Il Tempo del 27 settembre 2015

Condividi questo articolo

  • Facebook

  • Instagram

  • Canale Youtube

    Canale Youtube
  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

    Leggi la biografia completa

Le foto presenti su questo sito sono state in larga parte prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione non avranno che da segnalarlo a segreteria.veneziani@gmail.com e si provvederà alla rimozione.

© 2023 - Marcello Veneziani Privacy Policy