La mia lettera d’amore all’Italia condannata a non essere normale (Libero 18 settembre 2015)

La mia lettera d’amore all’Italia condannata a non essere normale  (Libero 18 settembre 2015)

Ma cosa credi di fare scrivendo una lettera agli italiani, non sai che gli italiani sono estinti, disgustati, espatriati? Sarà come voi dite, ma io mi sento italiano senza vergogna, italiano nel corpo, nella lingua, nell’anima e nella mente, e non so che farci. E con l’ottimismo della disperazione ho scritto una lettera agli italiani (Lettera agli italiani pp. 160, euro 13, editore Marsilio, ndr). Per capire se è proprio finita o se si può ricominciare. Per riprendere un discorso d’amore per il proprio paese, nonostante tutto. Si, per l’Italia, questo “paese di merda” dove vige al posto della meritocrazia la merdocrazia, e dove il merito finisce nel cesso e quella sostanza sale al potere.

Ho mandato una lettera agli italiani, postandola in libreria, ho parlato a loro di loro, di come sono cambiati, a volte sono italieni, a volte italofobi, comunque espatrioti, italiani in fuga dall’Italia. Senza illusioni, guardando in faccia alla cruda realtà. L’Italia ci duole e ci fa un poco schifo, a volte lo schifo riguarda gli italiani stessi. E ancora non so se dobbiamo salvare l’Italia dagli italiani o gli italiani dall’Italia.

Ma quel timbro d’italianità poi risale, nei nostri caratteri, nei nostri linguaggi, in ciò che siamo e mangiamo, in ciò che diciamo e pensiamo. E allora ho ripensato alla strana storia del mio paese, che è morto prima di nascere e che da secoli annuncia la sua fine e descrive la sua decadenza con voluttà prima che con rassegnazione. Ho ripensato all’Italia e alla sciocca pretesa che la bellezza salverà l’Italia; ma la bellezza è statica e la bruttezza invece è dinamica; il bello sta, e perciò deperisce, il brutto avanza. Ci vuole energia per difendere la bellezza, da sola non basta. Ho confrontato l’Italia in alto coi potenti d’Europa e in basso coi disperati che sbarcano e ho ritrovato la sua identità proprio laddove altri vedono il suo declino. Mi sono accorto che all’Italia non si addice una vita normale, ma è un paese che muore e poi rinasce, e risorge, come è già accaduto altre volte. Perché l’Italia non è mai un presente ma un glorioso passato e può diventare un voglioso futuro.

Intanto vivo, come molti di voi, questa voglia impotente di svegliare l’Italia e cambiare il suo corso, decorso, declino. Questa passione impedita di suscitare energie e rianimare il noi che riposa disfatto dentro di noi. Vorrei fare qualcosa per il mio paese ma non saprei cosa e come, da che parte, con chi. Non ci sono ambiti né comunità, solo sciami e solitudini. Vorrei dare qualcosa al mio paese, in ciò che so dare, ma sento, come molti di voi del resto, che non posso far nulla. Non la rabbia è impotente, come spesso si dice, ma la voglia di costruire e di mettere insieme è come interdetta, o cade nel vuoto.

Quel voler dire con passione di verità, passione civile, e non poter dire perché non disponi di mezzi, sono chiuse le porte e spenti i sensori; il mercato, la macchina, i palazzi e gli arcigni custodi del conforme non lo consentono. Puoi solo borbottare improperi, esercitare l’arte dell’imprecazione o far brillare l’estetica del rifiuto, al più puoi sussurrare qualcosa a mezza voce, sapendo che ti potranno ascoltare solo i vicini. Ma non puoi cercare un ponte tra la realtà nuda e cruda e l’idea di plasmarla, non puoi costruire un ponte tra l’Italia reale e l’Italia ideale. Puoi sparare fango, se vuoi, ci sono appositi sacchetti per vomitare e cassonetti capienti per ogni lordura. Ma non puoi tendere l’arco, non è ammesso, e non ci sono spazi accoglienti. Prima della censura verrà l’incuria, e dopo il silenzio verrà lo sberleffo, il sarcasmo, ti incaselleranno dentro qualche colonna infame per squalificare l’impresa. Devi essere in quota per vederti riconosciuto: quota giovani, quota donne, quota gay, quota immigrati, quota disabili, quota partiti o poteri.

Chi detiene il potere simulerà la ripresa: il premier di prestigio, nel senso del prestigiatore, farà i suoi giochi per illudere che qualcosa di importante e salvifico stia succedendo. Ma il tempo passa e s’accorcia, come gli spazi di libertà per fondare.

Chi vive scrivendo, chi esercita l’arte della parola e coltiva dentro di sé qualcosa di simile a un amore per il proprio paese, non trova più fogli né lessico per dire quello che prova e per sapere quanti vorrebbero come lui ricominciare l’Italia e magari cercarli, trovarli, riunirli. A volte si rifugia tra le stelle, cinque per l’esattezza, per imprecare dagli astri contro i disastri. A volte scarica tutti i suoi mali su uno solo, per esempio sugli sbarchi dei clandestini. O sull’Europa e la sua contrazione monetaria. Più spesso si limita a sghignazzare. Ma non va oltre la maledizione, la derisione e l’invettiva. E invece si vorrebbe dire, fare qualcosa per questo Paese che ci ebbe in grembo… Sappiamo chi vogliamo cacciare, dai centri di potere o d’accoglienza, dal Palazzo o dal mare, ma non riusciamo a vedere chi come cosa con chi, rifare l’Italia. Eppure vorremmo curarci di lei, nel modo a noi consono. Per questo ho scritto una lettera agli italiani che vogliono farla finita con questo fottutissimo paese. Ma poi vogliono ricominciare l’Italia.

(da Libero del 18 settembre 2015)

Condividi questo articolo

  • Facebook

  • Instagram

  • Twitter

  • Canale Youtube

    Canale Youtube
  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

    Leggi la biografia completa

Le foto presenti su questo sito sono state in larga parte prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione non avranno che da segnalarlo a segreteria.veneziani@gmail.com e si provvederà alla rimozione.

© 2023 - Marcello Veneziani Privacy Policy