Elogio di Tronti contro la grillo-sinistra

Carlo Tronti

Il più giovane a sinistra ha quasi novant’anni. La mente più lucida, più fresca, più aperta al futuro, è di un signore, pardon, un compagno, più vecchio di Prodi e Berlusconi, che ha visto crescere D’Alema e Veltroni, e allevò al suo pensiero politico Cacciari e Marramao. Si chiama Mario Tronti e il suo nome dice poco alla sinistra ingrillita d’oggi e non dice nulla agli altri. Ma è un pensatore politico di prima grandezza, tra i viventi, ed è stato fino a qualche anno fa perfino senatore del Pd. Tronti ha rilasciato un’intervista al Riformista di Piero Sansonetti in cui dimostra d’aver capito il senso epocale della crisi che stiamo attraversando e sconsiglia la sinistra di perseverare nell’abbraccio miserabile con i grillini e i loro piazzisti.

Si appella alla Grande Politica, sconosciuta ai politici in carriera e torna a parlare di crisi del sistema, ma si rivolge proprio a coloro che di quel sistema sono diventati gli zelanti uscieri. Benché comunista, operaista e ingraiano, Tronti reputa interessante il passaggio al governo Draghi che ha liquidato la piccola politica di corto respiro, “le maggioranze e i governi tappabuchi”, il pessimo clima politico che l’accompagnava e apre un benefico periodo di decantazione. Finalmente si rimettono in gioco le parti, occorre rispondere a una crisi di sistema e la sinistra non può rincorrere i grillini e il loro elettorato,in gran parte incompatibile col proprio; non può inseguire l’antipolitica, o “la politica a colpi di teatro, in cui l’attor comico eccelle”. Puntuale, il comico ha fatto subito dopo il suo colpo di teatro: e dopo la giornata in cui i grillini si sono scopetti liberali, moderati, atlantici, è venuta la nuova mascherata di giornata con la proposta di aderire al gruppo socialista in Europa…

Da uomo di sinistra d’antico pelo, Tronti sogna che il Pd vada a riprendersi operai, precari e sfruttati che votano per i sovranisti; che non insegua i pochi moderati integrati ma i tanti arrabbiati esclusi, penalizzati, proletarizzati. E per farlo consiglia di ripartire formando e selezionando una nuova classe dirigente. “Dopo che un alto profilo è tornato adesso a Palazzo Chigi, non sarà possibile riproporre agli italiani il più che basso profilo di chi c’era lì poco prima”. In una parola si deve “rinobilitare la politica”. Un messaggio che Tronti invia alla sinistra ma che vale pure all’altra parte. Lo scorso anno Tronti aveva pubblicato un libro, Il popolo perduto, che denunciava il divorzio tra la sinistra e il popolo. Da una vita Tronti vuole riportare in alto la politica ma si rivolge ai poveretti e zingaretti della sinistra d’oggi, che hanno ridotto la sinistra a un fan club di Conte e dei grillini.

Studioso del pensiero controrivoluzionario, da de Maistre a Carl Schmitt, in un gran saggio di alcuni anni fa, Dello spirito libero, Tronti se la prendeva con “questo tempo che non merita pensiero”, e invocava “gli uomini postumi”, che sono gli uomini non riconosciuti dal proprio tempo ma da quello che verrà. Poi sosteneva che “il privato si è mangiato il pubblico, l’economia si è mangiata la politica, la finanza si è mangiata l’economia, quindi il denaro si è mangiato lo Stato, la moneta s’è mangiata l’Europa, la globalizzazione si mangia il mondo”. Capite che chi la pensa così è giudicato un marziano dalla sinistra in corso… Quanto Nietzsche c’è nella sua Grande Politica, nei suoi uomini postumi, nei suoi spiriti liberi…

In un saggio precedente, Con le spalle al futuro, Tronti si lasciò prendere la mano dal suo spirito utopico e arrivò a sostenere che se il comunismo ha fallito è perché non c’era “materiale umano disponibile al superamento di sé nella dimensione di una scommessa sul futuro”. Come se fosse possibile e auspicabile una politica o una rivoluzione fuori dal “materiale umano” a cui è diretta. La tesi trontiana ricorda la critica che Julius Evola rivolse al fascismo: l’idea era grande ma il materiale umano di cui disponeva, gli italiani, era scadente. Gli uomini visti come incidentali intralci alle idee e non come coloro che ne danno vita, corpo e misura. Idealismo puro, platonismo dei cieli, angelismo politico, dove però al posto degli angeli ci sono gli operai. Ma non si può coltivare una prospettiva escatologica restando dentro la storia, l’economia e l’orizzonte marxista. La salvezza richiede di aprirsi ai cieli.

E tuttavia, Tronti coglie la miseria della realtà presente e la sorda cecità della sinistra corrente che per sentirsi più forte e compensare il suo ruolo di minoranza nel paese, cerca di vampirizzare alleati “populisti” e ne viene a sua volta svuotata. Si nasconde dietro la “popolarità” effimera di Conte, acquisita governando un paese impaurito dalla pandemia e dalla crisi e crede di potere in quel modo restare al traino di una coalizione ventura di governo. Tronti riporta la sinistra alla sostanza e alla ragione sociale; la proietta nelle grandi mutazioni in corso. E chiede ai suoi “compagni”: “Cosa conta di più l’essere della qualità della persona o l’apparire nel gradimento dei sondaggi?” Ma la sinistra vive di apparenze senza sostanza, va bene una maggioranza Ursula o D’Urso, pur di restare al potere; vive di riflessi condizionati, imita chi ha poc’anzi condannato, si muove nella direzione opposta a quella di Renzi, patendone l’egemonia e i dispetti del vendicativo ex.

Davanti a questo scenario, nasce l’Elogio di Tronti (che evoca per assonanza l’elogio di Franti di Umberto Eco). Sarà comunista, per giunta nietzscheano, sarà utopista, per giunta operaista, ma che spessore, che visione di futuro; sprecata però a rivolgersi ai granchietti dell’effimero attaccati alla buccia del presente…

MV, La Verità 3 marzo 2021

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