Non salvi, ma almeno Salvini…

L’Italia riparte da destra. Riparte da Salvini, che è diventato leader del centro-destra dopo aver svoltato a destra. Riparte da Trieste, dal Friuli e dal Molise. Come avevamo previsto, nel marasma generale e nell’assenza di prospettive e alleanze, questo è l’unico punto fermo da cui ripartire.

Anche il voto in Friuli ha dimostrato che il voto grillino è solo una variante del non-voto. Quando vuoi mandare un messaggio di protesta ai partiti e ai poteri, voti grillino. Ma quando devi affidare il governo di una città, di una regione, di un paese, i grillini non appaiono come una soluzione. E nessun partito, giustamente, vuol compromettersi in un’alleanza di governo a trazione grillina. Assodato il punto di riavvio, i problemi poi restano: la grave crisi della sinistra e del Pd, l’alleanza instabile tra Berlusconi e Salvini e soprattutto l’assenza di maggioranza per governare.

In questa fase sconcertante dopo il voto, chi sta uscendo meglio sono i due Mattei.

Salvini appare lineare, coerente, determinato; non cede alle lusinghe dei grillini e ha ben compreso che fare l’alleato minore del M5S sarebbe un suicidio per lui e per il Paese. Preferisce puntare sul centro-destra, nonostante le giravolte di Berlusconi, e chiede che Mattarella e le altre forze in campo, prendano atto di una cosa: una maggioranza politica e aritmetica, anche se non assoluta, c’è nel paese ed è il centro-destra. Un’area che ha una sua coesione di base e di temi, anche se permangono dissensi al vertice. Salvini sta mostrando in questa fase di avere tempi e modi appropriati per fronteggiare la delicata partita.

Ma anche Renzi, va riconosciuto, dopo l’esito del voto ha sostenuto una posizione lineare, coerente, onesta, chiamando fuori il Pd perdente da un’alleanza di governo e rifiutando arlecchinate assurde coi grillini. Renzi sa essere ragionevole prima del successo e dopo le sconfitte; quando vince, invece, è insopportabile, tronfio, pigliatutto. Gli parte la brocca, si crede Napoleone…

Fuori luogo invece sono apparsi da un verso Berlusconi con le sue boutade e dall’altro la sinistra pronta a imbarcarsi con Di Maio. Ridicola l’arroganza di chi, come Eugenio Scalfari e la sua band, continua a dire che dobbiamo ripartire da Mattarella e Gentiloni, come se il voto non avesse alcuna rilevanza. Con una postilla di assoluta comicità: lasciamo Di Maio a studiare per diventare premier e per formare una classe dirigente adeguata; nel frattempo continua a governare Gentiloni, benché bocciato dal popolo sovrano. È l’inguaribile malattia della sinistra presuntuosa che, perda o vinca le elezioni, deve governare per diritto divino mentre gli altri devono studiare e poi si vedrà…

Ma uno spettacolo deprimente sono stati anche i grillini a inseguire alleanze coi nemici di ieri e a cambiare programmi secondo i partner. Fico è stato asfaltato in un week-end dal No di Renzi e dalla colf in nero. E Di Maio è grottesco quando imbronciato per il Friuli e per i flop nelle trattative, accusa tutti i partiti di fare come lui, cioè se governiamo noi pensiamo al bene della nazione, mentre tutti gli altri badano solo agli sporchi interessi di partito. Tra dilettanti incapricciati, bolliti ed arroganti, la partita seria si riduce ormai ai due Mattei.

Come se ne esce? A mio parere, il percorso è questo: la palla passa ora al centro-destra che deve cercare alleati o “responsabili” trasversali per governare, offrendo in cambio premiership di garanzia. Se l’ipotesi naufraga e non si intravedono possibili intese neanche per un governo neutrale e provvisorio, non resta che una strada: le forze vincenti si accordano in parlamento per modificare la legge elettorale e subito dopo si torna al voto.

Non vi piace? Non vedo alternative, se non vogliamo far commissariare l’Italia. Buon Primo Maggio, finora Festa del Lavoro che rischia di diventare la Festa del Reddito di cittadinanza. 

MV, Il Tempo 1 maggio 2018

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  • L'ultimo libro di Marcello Veneziani

    Marcello Veneziani

    Giornalista, scrittore, filosofo

    Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. E’ autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. Tra questi, Amor fati e Anima e corpo, Ritorno a Sud, I Vinti, Vivere non basta e Dio Patria e famiglia (editi da Mondadori), Comunitari o Liberal e Di Padre in Figlio- Elogio della Tradizione (Laterza); poi Lettera agli italiani, Alla luce del mito, Imperdonabili, Nostalgia degli dei, La Leggenda di Fiore, La Cappa e l’ultimo suo saggio Scontenti (Marsilio).
    Ha dedicato libri alla Rivoluzione conservatrice e alla cultura della destra, a Dante e Gentile. Ha diretto e fondato riviste settimanali, ha scritto per vari quotidiani, attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

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