Per salvare la destra il Re deve abdicare

Caro direttore, da uomo di destra da una vita non posso tacere il mio disagio davanti a questa lunga, indecorosa agonia del centrodestra in Italia. Da par suo lo ha rappresentato Galli della Loggia in un editoriale di domenica scorsa. A parte le debolezze intrinseche del centrodestra sin dalle sue origini, compensate da un largo successo popolare e da un’offerta articolata di partenza in quattro varianti, il centrodestra ha cessato di avere una linea politica almeno da quando è caduto il governo Berlusconi. Ha cominciato a sbandare, via via perdendo pezzi da ogni versante, tutti trattati come «traditori», ha sostenuto e poi attaccato il governo Monti, il governo Letta, il patto con Renzi, la rielezione di Napolitano al Quirinale e non ha più espresso una coerente linea politica, fino a rimbalzare da un Matteo all’altro. Tutti sanno che Berlusconi è stato il leader che ha saputo confederare forze diverse e ha saputo portarle alla vittoria e al governo, resistendo a formidabili attacchi.

Straordinario impresario in campagna elettorale, gran seduttore di consensi, meno efficace come uomo di Stato e leader di governo, Berlusconi è stato la causa principale della nascita e del successo del centrodestra in Italia ma oggi è il principale ostacolo alla sua rifondazione. La monarchia popolare di Berlusconi si è tradotta in monocrazia egocentrica. Alleati ed eredi di ieri diventano da un giorno all’altro carogne o portatori di derive autoritarie non per quel che fanno rispetto al Paese, ma rispetto a Berlusconi medesimo. Sono umanamente comprensibili l’amarezza e le cicatrici che porta dentro di sé Berlusconi, nessun leader politico è stato così avversato come lui, anche fuori dalla democrazia e dal rispetto umano; ma non si può ritenere che le istanze, gli interessi, i valori di un’area civile, politica e culturale variegata, che va dai liberali ai conservatori, dalla destra nazionale e sociale ai cattolici moderati e non progressisti, possano essere cancellati nel nome di una fedeltà cieca e suicida a un leader e al suo regno. Non sono mai stato berlusconiano e tantomeno antiberlusconiano, ho ritenuto per anni il centrodestra con tutti i suoi limiti l’inevitabile riferimento per chi proviene da una storia e una cultura di destra e ho difeso Berlusconi dai massacri mediatico-giudiziari. Ma ora è necessario che il re abdichi. Non so se sia davvero finito, come ripetono da decenni gli osservatori, sappiamo che Berlusconi è capace di rinascite e comunque detiene ancora il maggior appeal elettorale in quell’area: ma non esprime più una posizione che rappresenti quel mondo, non rappresenta più gli umori del Paese, non ha espresso eredi e ha lasciato disperdere una classe dirigente; la solitudine cresce intorno a lui e alla sua cerchia, il suo consenso è in ritirata e le prospettive di agibilità politica sono ridotte a zero.

E la competizione con Renzi è perdente perché il renzismo è omeopatico nei confronti del berlusconismo, trattandosi di un berlusconismo politically correct e in versione giovanile. Non è questione di separare moderati e radicali, e tantomeno di auspicare estremismi o populismi di ritorno; quell’area, in tutte le sue varianti, ha oggi bisogno di nuove sintesi politiche, nuove leadership , nuove strategie. Urge un disegno organico per l’Italia, una strategia lungimirante e una motivazione forte. Costi quel che costi, è tempo di anteporre agli interessi immediati, emotivi e personali l’interesse nazionale, politico e culturale. Non possiamo vivere una democrazia con un leader-premier al centro e una costellazione di oppositori che ruotano in periferia. Questa non è una democrazia, ma un sistema solare.

Corriere della Sera, 12/02/2015)

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